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Dichiarazione programmatica

La seguente Dichiarazione programmatica riflette i valori, gli obiettivi e la strategia che fondano e ispirano l'esistenza e il lavoro del CIEI al servizio della causa dell'Evangelo in Italia.

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Il Nostro Progetto

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  • Per una scuola cristiana. Quale progetto educativoSalva in formato .pdf
  • I presupposti di un progetto educativo cristianoSalva in formato .pdf
  • La letteratura nell'ambito dell'educazioneSalva in formato .pdf
  • La metodologiaSalva in formato .pdf
  • Le difficoltà di apprendimento nella scuola cristiana Salva in formato .pdf
  • Inserimento dei bambini disabili. Piste per una riflessione cristiana Salva in formato.pdf
  • Genitori e insegnanti, famiglia e scuola: ruoli e contributi Salva in formato .pdf
  • La relazione FAMIGLIA-SCUOLA:
    responsabilità differenziate ma complementari Salva in formato .pdf
  • Insegnanti evangelici nella scuola pubblica italiana Salva in formato .pdf
  • ESEMPIO DI LEZIONI - La schiavitù Salva in formato .pdf
  • Didattica in cantiere (I/2015)Salva in formato .pdf

DIECI PUNTI PER UN PROGETTO EDUCATIVO CRISTIANO

  • 1) Poiché esiste un Dio creatore, onnisciente e sovrano, e un universo da Lui creato, sostenuto e riconciliato, la vocazione e l'impegno a scoprire e a conoscere tutti gli aspetti della realtà sono legittimi, le acquisizioni e le discipline hanno un loro fondamento unitario e un'armonia reciproca (Gen. 1,1 – 2,3).
  • 2) L'uomo e la donna, nelle loro realtà sociali e istituzionali (famiglia, chiesa, stato ecc.), sono chiamati a vivere l'educazione come parte del mandato culturale (Ge. 1,27–28; Mt. 28,18–20) e principalmente come uno strumento per onorare Dio, che li ha mandati (Sl. 8, 3–4; 19, 1–7).
  • 3) Tutta la verità è verità di Dio, perciò tanto l'insieme quanto ogni particolare della realtà possono essere rappresentati con un curricolo integrato e omogeneo. La vera conoscenza non opera con nozioni isolate, e la vera educazione stimola la capacità di cogliere le connessioni tra le varie discipline e il loro principio unificatore.
  • 4) Una scuola quindi può definirsi cristiana non tanto se fra le sue attività sono presenti lo studio della Bibbia o la preghiera, ma se la visione cristiana biblica soggiace a tutto il suo curricolo (At. 17, 28; Cl. 1, 17).
  • 5) L'acquisizione delle conoscenze non dev'essere scissa dalla formazione morale e spirituale degli studenti, le quali devono al contrario essere strettamente connesse. Ignorare questa connessione significa fallire nello scopo dell'educazione e vanificare gli sforzi dello studente (Pr.1,7; 3,3; Mt.22,37; 1 Co.10,31).
  • 6) Ogni sapere si colloca su uno sfondo di riferimento che comprende convinzioni prelogiche, perciò (anche) nell'educazione la neutralità è impossibile. L'educazione è un impegno essenzialmente religioso. L'azione educativa, cioè, presuppone determinate scelte sulle questioni basilari della vita e sui modi per darvi risposta. Non confrontarsi con queste scelte, significa in definitiva rinunciare a educare (Mt.12,30).
  • 7) L'educazione si svolge in una condizione di "rottura" fra l'uomo e Dio ed è profondamente condizionata dalle conseguenze del peccato. Essa non è in grado di operare nell'uomo ciò che solo la grazia di Dio può fare. L'educazione però, oltre a equipaggiare lo studente per il suo inserimento nella società e nel mondo del lavoro, può sollecitarlo a riconoscere la realtà di Dio e la propria condizione davanti a Lui, invocando l'opera dello Spirito Santo, (Gv.16,8–13).
  • 8) La responsabilità dell'educazione dei figli compete in primo luogo ai genitori. Questa responsabilità non va alienata e dev'essere salvaguardata da ogni ingerenza che provenga da istituzioni esterne alla famiglia. Solamente per libera delega e grazie a una corretta sussidiarietà, l'educazione può riguardare le istituzioni scolastiche pubbliche o private. Rispetto a queste e allo Stato, i diritti e i doveri dei genitori nei confronti dei loro figli rimangono primari (De. 6,4–6; Ef. 6,1–4).
  • 9) Non essendo lo Stato titolare dell'educazione, esso è chiamato a rinunciare a qualsiasi pretesa di sovranità e controllo in questo ambito in generale e nell'educazione religiosa in particolare. Un segno concreto di tali limiti potrebbe essere l'eliminazione dell' I.R.C. (Insegnamento Religione Cattolica) nelle scuole statali (Gv.19,10–11; Ro. 13,1–7).
  • 10) Una visione cristiana dell'educazione tiene conto sia del fatto che lo studente appartiene alla razza umana decaduta, sia della sua dignità di persona, essendo egli creato a immagine di Dio. Essa incoraggia e promuove le capacità naturali dello studente e premia il suo impegno ma, attraverso l'uso appropriato della disciplina, identifica e riprende le manifestazioni del peccato (Pr. 22,15).

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CARTA ORIENTATIVA (IFED, Padova 1998)

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QUESTIONI APERTE: LA LAICITÀ

Il Comitato Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI), oltre alle consuete attività (pronunciamenti pubblici, lettere aperte, interventi radiofonici, conferenze, articoli e collaborazioni con varie riviste cristiane), è impegnato da alcuni anni, insieme alle chiese e alle realtà religiose più avvertite, nella battaglia per la laicità delle istituzioni, tra cui la scuola statale. La laicità è un punto di convergenza tra tre fattori: il rispetto del pluralismo sociale, la possibilità per tutti di partecipare alla vita pubblica con la propria specificità, e il pari trattamento da parte dello Stato nei confronti di tutte le componenti della società. Il problema della laicità in Italia dipende dalla mancanza di una cultura del pluralismo, che è una tara tipicamente nostrana. Le ragioni affondano le radici nella storia. La presenza millenaria, sul territorio italiano, della sede pontificia, il fatto che la Riforma ha solo sfiorato la realtà sociale e culturale del nostro paese, la Controriforma cattolica e la conseguente forte egemonia del cattolicesimo in tutti gli ambiti, l'assetto istituzionale che vede uno stato (il Vaticano) nello Stato Italiano, di conseguenza una legislazione ancora arretrata in materia di libertà religiosa, una presenza evangelica debole e poco incisiva. In passato tutto ciò ha impedito che si sviluppasse quella cultura protestante che negli altri paesi ha promosso il riconoscimento del pluralismo. In particolare, la Costituzione italiana tratta in modo diversificato i diversi soggetti religiosi. Da questa disparità consegue, ad esempio, un privilegio della Chiesa cattolica nell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, nelle forme di finanziamento pubblico, nell'accesso ai mezzi d'informazione di massa, nella presenza dei segni del cattolicesimo nella vita pubblica e sociale. Inoltre in Italia c'è una scadente cultura della laicità, sia da parte cattolica sia da parte laica. Per il cattolicesimo, la laicità è sempre subita, mai promossa, a causa della contraddizione interna del cattolicesimo in cui chiesa e stato sono confusi. Da una parte della cultura laica c'è acquiescenza, sudditanza nei confronti dalla presenza cattolica, dall'altra parte c'è un laicismo acritico. Gli evangelici negli anni passati non hanno avuto sempre una chiara identità e non hanno maturato una loro idea di laicità, allineandosi alle posizioni prevalenti ora degli uni ora degli altri, e finendo per essere culturalmente emarginati e insignificanti. Oggi le cose stanno cambiando. Mentre una parte dei protestanti si riconosce nella F.C.E.I. (valdesi, luterani, battisti e metodisti), che ricalca in sostanza le posizioni laiciste, avendo rinunciato a connotarsi con una precisa identità cristiana, gli evangelicali che si riconoscono nell'A.E.I (collegata all'Alleanza Evangelica Europea – EEA – e a livello internazionale, all'Alleanza Evangelica Mondiale – WEA), tra i quali si colloca anche il CIEI, hanno rinnovato la loro adesione ai principi della Riforma e connotato in modo chiaro la loro identità per essere cristiani veramente incisivi nella realtà sociale e culturale, ad esempio rielaborando l'idea di laicità a partire da principi riformati (come il principio della sovranità delle sfere), rilanciandola nel dibattito pubblico e schierandosi a fianco di quanti intendono portare avanti una battaglia per il rinnovamento culturale e istituzionale in Italia. In conclusione, il CIEI, in nome di una reale laicità, incoraggia le varie confessioni religiose a resistere alla tentazione di reclamare spazi pubblici privilegiati in vista dell'insegnamento religioso, e, secondo le possibilità, a creare piuttosto delle strutture proprie, il cui curricolo scolastico ne rifletta l'identità confessionale e teologica. Sollecita, inoltre, la chiesa in Italia ad avviare un ripensamento complessivo del tema dell'educazione su basi bibliche. Auspica una presenza significativa dei genitori evangelici nella scuola statale e la creazione sia di associazioni evangeliche di genitori e insegnanti, sia di strutture educative evangeliche, simili ad altre già presenti e operanti in altri paesi.

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